Chi sono

Utente: Apostolozeno
Nome: Fabio
Dicevano di di lui che si trattasse di un cazzaro professionista, pigro, indolente ma stabile psichicamente. Beh si sbagliavano, e non per quanto riguarda il cazzaro. Qualcuno ha affermato che si tratta di una persona rispettabile, addirittura un "signore", ma dicendolo tradiva un impercettibile sorriso sotto i baffi. Personalità multiforme, spesso mette in difficoltà anche i suoi amici più cari, che fanno difficoltà ad inquadrarlo. C'è chi pensa che diventerà un giornalista affermato, e chi invece non scommetterebbe un soldo su di lui. Da piccolo è rimasto turbato dalla scena dell'esecuzione di Ching Cong in "ragazzi fuori" e una leggenda racconta che sia in possesso dell'album d'esordio di Daniele Groff. Esperto in schifezze culinarie è stato filmato mentre si mangiava un biscotto al cioccolato ricoperto di crauti. Ciò ha destato la riprovazione di tutta l'opinione pubblica e l'inizio di un periodo di profonda crisi tra lui e il mondo circostante. Nonostante questo sembra essersi risollevato. A Verona lo ricordano come "il comunista", a Trieste lo conoscono come "il comunista". Sta cercando di togliersi di dosso questa scomoda etichetta, ma non lo fa con troppa convinzione, perchè se qualcuno era comunista...allora forse lo è ancora. Dice di schifare il mondo dell'informazione, però passa ore della sua giornata a guardare le notizie ansa, in preda a un' insana febbre da ultima ora. Abile creatore di "papiri" universitari ha ritardato a lungo il momento della sua laurea. Alla fine ha dovuto cedere sotto la pressione dei parenti e del Capo delle Forze Armate. Animato da un'inspiegabile passione per l'est e l'altrove mischia sport, politica, esoterismo con inquietante faciloneria. In capo sentimentale rifugge qualsiasi tipo di relazione, temendo di perdere la sua fiera indipendenza. E' stato una delle ultime persone a rivolgere una domanda a Luciano Moggi prima che scoppiasse lo scandalo Calciopoli e si vanta di essere uscito indenne da un duello di sguardi con Zdenek Zeman. Di entrambe le cose va molto fiero e non si vergogna di vantarsene con chicchessia. A chi gli ha chiesto come si definirebbe lui ha risposto laconicamente : come un turco alla predica.

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lunedì, 09 novembre 2009

A Berlino...va bene

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postato da: Apostolozeno alle ore novembre 09, 2009 20:58 | link | commenti (5)
categorie: dal mondo
sabato, 07 novembre 2009

Tre

 Segui sempre le 3 "R": rispetto per te stesso, rispetto per gli altri, responsabilità per le tue azioni.
postato da: Apostolozeno alle ore novembre 07, 2009 20:00 | link | commenti (7)
categorie: i diciotto principi del dalai la
venerdì, 06 novembre 2009

Due

 Quando perdi, non perdere la lezione.
postato da: Apostolozeno alle ore novembre 06, 2009 20:04 | link | commenti (3)
categorie: i diciotto principi del dalai la
giovedì, 05 novembre 2009

Uno

 Tieni sempre conto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.
postato da: Apostolozeno alle ore novembre 05, 2009 17:57 | link | commenti (5)
categorie: i diciotto principi del dalai la

You 'll never walk alone

 Giovedi 5/11: corsa 30 minuti a ritmo blando(si deve riuscire a parlare mentre si corre)- 2'3 min respirezione a polmoni aperti,15 minuti di stretching(sopratutto gambe ma anche schiena e polpacci),mantenere almeno 30 secondi la posizione di stretching. Addominali 30 ripetizioni, arrivato a casa.

 

Oggi per la prima volta sono riuscito a fare un allenamento come dico io. Sveglia alle 7.40 e in strada alle 8.20. Si può fare di meglio anticipando la sveglia di mezz’ora, ma su questo sono work in progress.

 

Oggi ho fatto fatica. Non lo nascondo.

Mi è stato poi detto che questo è abbastanza normale quando si corre di mattina. A parte l’ora credo che abbia pesato molto anche il giorno di riposo, oltre al fatto che per evitare una cappa di smog decisamente insopportabile, ho seguito un tratto di strada meno trafficata, ma in salita.

La pista ciclopedonale di viale Miramare è ottima per chi è agli inizi come me, ma è letale a certi orari. Studierò un percorso alternativo anche se non sarà facile dal momento che Trieste è un continuo saliscendi. Comunque dicevo, ho fatto fatica. La salita mi ha tagliato le gambe e a metà percorso avevo male alla milza. La milza, questa sconosciuta. Io non ho mai capito a che cosa serve. Per me è un inutile organo che si gonfia quando torni a correre dopo anni che non lo facevi, o quando hai la mononucleosi (che tra le altre cose non ho mai avuto). Voi mi sapete dire a cosa serve? Resta il fatto che per un minuto ho dovuto camminare affinché smettesse di far male. Ho ripreso piano, poi al solito mi sono concesso l’ allungo finale ma con più fatica rispetto all’ altroieri.

Avevo messo in conto giornate così. D’ altra parte cosa potevo aspettarmi dopo l’esito della partita di ieri? Ma tanto domani io sarò di nuovo in strada. E non correrò da solo. Così come tu non camminerai mai da solo. 



postato da: Apostolozeno alle ore novembre 05, 2009 17:24 | link | commenti (8)
categorie: diario di un aspirante maratonet
mercoledì, 04 novembre 2009

Notturna balcanica

Martedi 3/11:corsa 30 minuti a ritmo blando(si deve riuscire a parlare mentre si corre)- 2'3 min respirezione a polmoni aperti,15 minuti di stretching(sopratutto gambe ma anche schiena e polpacci),mantenere almeno 30 secondi la posizione di stretching.Addominali 30 ripetizioni, arrivato a casa.

È nato tutto quando stavo scrivendo la tesi. In “Le guerre Jugoslave” di Joze Pirjevec c’è un paragrafo in cui si accenna al particolare rapporto tra le popolazioni balcaniche e il caffè. Nella fattispecie si accenna al fatto che durante l’ assedio di Sarajevo nelle case mancava l’ elettricità, mancavano le medicine, mancava il cibo…quello che non mancava mai era il caffè. Anche nei giorni più bui, mentre il freddo e la fame attanagliavano i bosgnacchi, e le granata fischiavan vicino alle loro orecchie, il rito del caffè era irrinunciabile. Perché il caffè voleva dire non rinunciare alla quotidianità, non farsi rubare dagli sniper quel minimo di normalità che ancora restava, continuare a vivere. Quella storia mi colpì molto. Siccome erano gli ultimi mesi di permanenza a Verona mi inventai il rito del caffè balcanico…a modo mio. Assieme a Michele, che è l’amico con cui sto preparando la mezza maratona, ci inventammo che quando le strade ci avrebbero diviso, ogni tanto ci saremmo messi d’accordo per bere un caffè nello stesso momento. E così è nato il rito del caffè balcanico. Tutto questo preambolo abbastanza inutile, per dire che da ieri è nato il rito della corsa balcanica. Si parte alla stessa ora e si corre. Lontani centinaia di km ma con lo stesso obiettivo. Ieri è stata addirittura abbozzata la pazzia. New York. E’ solo un nome che accende la fantasia, ma con due giorni di allenamento sulle gambe è davvero troppo presto. Vedremo più avanti. Certo che se la cosa si potesse concretizzare darei tutto me stesso affinché si avverasse. Ieri nel frattempo mi sono arrivate buone sensazioni. Faceva piuttosto freddo, ma avevo l’ abbigliamento adatto (pantaloni lunghi, canotta, maglietta, tuta brixen, berretto e soprattutto lo scalda collo). Sono partito piano e come la prima volta sentivo il culo pesante, poi mi sono sciolto. Rispetto al primo giorno non sono arrivato però fino a Barcola dove avrei dovuto prendere l’autobus, ma a metà percorso sono tornato indietro arrivando quindi di fatto a casa di corsa (ultimo pezzo di buon passo). Ho fatto anche più di mezz’ora, trentatre minuti in tutto controllandomi bene. Nel finale ne avevo ancora, tanto che ho avuto la forza di accelerare un poco, senza stare male. Quando ho sentito che avevo dato tutto ho proseguito camminando. Anche lo stretching e gli addominali li ho fatti senza troppa fatica. Ultima considerazione. Prima di arrivare a casa devo affrontare una salita non troppo lunga, ma di pendenza considerevole. Qualche anno fa avrei affrontato quello strappo a muso duro, pur essendo consapevole di non avere più forze. Ieri no. Mi sono fermato. Spesso la mia testa mi ha fregato, quando mi faceva credere che il mio corpo potesse rispondere sempre quando e come voleva lei. Non va sempre così. Forse invecch…ehm maturare serve a qualcosa. Ah ultima considerazione bis. Mentre correvo sotto la luna mi sentivo benissimo e ho considerato che l’ uomo non è nato per stare seduto e fermo a una cazzo di poltrona. No, l’uomo è nato per correre come tutti gli altri animali. E’ nato per inseguire la propria ombra e cercare di raggiungerla. Oggi riposo, solo stretching.
postato da: Apostolozeno alle ore novembre 04, 2009 14:35 | link | commenti (9)
categorie: diario di un aspirante maratonet
lunedì, 02 novembre 2009

la pioggia spegneva le luci all' orizzonte

 Lunedi 2/11: corsa 30 minuti a ritmo blando(si deve riuscire a parlare mentre si corre)- 2'3 min respirezione a polmoni aperti,15 minuti di stretching(sopratutto gambe ma anche schiena e polpacci),mantenere almeno 30 secondi la posizione di stretching.Addominali 30 ripetizioni,arrivato a casa.

 

E’ andata.

Questa mattina ho fatto la prima uscita.  Non sono riuscito a svegliarmi alle 7.30 come mi ero imposto, ma ho aperto gli occhi appena alle 10. Sempre meglio della deriva delle ultime settimane ma posso ancora migliorare. Ho dato un’ occhiata al cielo. Grigio che più grigio non poteva essere. Mi sono preparato facendo attenzione a come vestirmi. Pantaloni della tuta lunghi, canotta, maglietta e giacca da allenamento traspirante del Brixen regalatami da Gino. Appena metto il naso fuori di casa, comincia piovere. Avrei dovuto portarmi il k way penso, poi mi ricordo che l’ ho prestato alla Cristiana. E quindi non fa niente, tanto sono poche gocce. Non comincio a correre subito però. Inizierò alla stazione, dove comincia la pista ciclo pedonale. Arrivato, parto. Vado piano. Mi ricordo quello che mi era successo 5 anni fa. Era estate, e avevo deciso di tornare a correre. Non avevo molta cognizione delle mie possibilità, e andai a Barcola (sul lungomare) alle cinque e mezza del pomeriggio. Era la seconda metà di agosto, quindi pensavo che la morsa del caldo si sarebbe presto attenuata, e così cominciai di buon ritmo. Barcola d’estate pullula di ragazze in costume, e quindi è inevitabile cercare di fare il gallo davanti a loro. Testa alta, ampia falcata e sorriso a trentadue denti. Solo che io mi ero riproposto di arrivare fino a Miramare e ritorno, e questo atteggiamento era controproducente. Infatti a meno di metà percorso mi dovetti fermare, chè ero sull’ orlo di un collasso. E tornando indietro a passi strascicati dovetti affrontare gli sguardi ironici di tutte le “mule” che un quarto d’ora prima avevo salutato allegro e baldanzoso.

Quindi niente passo veloce questa volta, giacchè sono cresciuto e certi errori non li faccio più. Resta il fatto che all’ inizio mi sento il culo pesante come se ci avessero legato due zavorre. Vado avanti a piccoli passi, perché so che altrimenti non ci arrivo a mezz’ora. Di fianco a me sfrecciano le macchine. Penso che Trieste sia una città bastarda, perché l’unica pista ciclopedonale l’hanno fatta in viale Miramare che è uno degli assi di maggiore scorrimento per uscire dal centro abitato. Vengo distolto da questi pensieri da una pioggia di foglie gialle che si staccano dagli alberi per cadere sopra di me. E allora non ripenso più a Trieste città bastarda, ma la mia mente torna a un anno fa. Quando qualcosa era morto dentro di me, e pensavo non sarebbe rinato mai più. Quando passavo le mie giornate a letto, sotto le coperte con la luce spenta. Non penso sia un caso che io abbia deciso di tornare a correre proprio adesso. Il caso non esiste mai. Gli alberi si spogliano e io anziché morire, rinasco, sotto la pioggia che comincia a cadere con più insistenza. Sento l’umidità penetrare nelle ossa ma non me ne frega niente, vado avanti, sempre del mio passo. Ho superato la metà del percorso e decido di arrivare fino a Barcola e poi tornare indietro con l’ autobus. La strada è lunga davanti a me e non vedo la fine. Mi ricordo quando giocavo a calcio e d’estate per fare fondo nelle gambe percorrevamo la stessa pista. Eravamo piccoli e ci sembravano distanze lughissime. Alla fine ci sfilacciavamo e diventava una specie di maratona, che poi si concludeva al campo. I tiri in porta finali, la doccia, il casino, i capelli bagnati e la cocacola al bar.  Ora sono sempre io sullo stesso asfalto, con 12-15 anni di più sulle spalle, la cocacola me la devo comprare da solo, il casino non è fuori ma dentro di me, e i capelli sono bagnati dalla pioggia. Non è cambiato tanto in realtà.

Sto per arrivare alla fine, sono alla pineta di Barcola. Non sento la fatica, ormai ho preso il ritmo e vado. Attraverso il primo parco, dove un’ estate di dieci anni fa venni in bicicletta per leggermi Ivanhoe in santa pace. E poi il mare. Nonostante la pioggia sempre più incessante il mare è una tavola di biliardo. Non c’è vento, ma ci sono i gabbiani che volano bassi e sembrano albatros tanto imponenti sono le loro aperture alari. Entro nel lungomare Benedetto Croce e mi viene incontro un’ altra runner. E’ la prima che incontro. Ricordo ancora, in quel periodo in cui erano tornato a correre, che ormai conoscevo tutti di vista tutti quelli che correvano come me. C’era la donna treno, una biondina che andava avanti con un passo progressivo come una locomotiva. C’era la lepre, uno tizio che mi trovavo spesso e volentieri a 50 metri di distanza e a cui io provavo, ovviamente senza successo, a tenere il passo. E c’erano anche quelli delle diete, uomo e donna sovrappeso che correvano con delle tute imbarazzanti ad agosto. Chissà chi corre adesso lungo la riviera di Barcola, e nel frattempo mancano tre minuti allo scadere della mezz’ora. Torno indietro, che ormai diluvia. Non sono stanco e per raggiungere la tettoia della fermata dell’ autobus vado in progressione nell’ ultimo minuto. E’ una cazzata. Appena mi fermo, fradicio di pioggia e di sudore mi rendo conto che non dovevo farlo. Mi viene da vomitare per la stanchezza, ma mi blocco. Provo a fare due respiri grandi a polmoni aperti come mi ha insegnato Daz, ma è peggio. Allora salgo sul bus, e torno indietro. Scendo in stazione che non sento più le gambe, faccio i respiri, il quarto d’ora di stretching e sono pronto per tornare a casa. 

postato da: Apostolozeno alle ore novembre 02, 2009 15:59 | link | commenti (15)
categorie: diario di un aspirante maratonet
venerdì, 30 ottobre 2009

Run run run

 Non sono mai stato un tipo molto sportivo. Paradossale, considerando il lavoro che faccio. Quando ero ragazzino ho giocato a calcio per diversi anni, ma con l’inizio della scuola superiore ho mollato. Qualche anno più tardi ho partecipato a dei tornei amatoriali e ci sono stati dei periodi (non più di tre mesi), in cui ho frequentato palestre o sono andato a correre. Ma in definitiva posso considerare di aver vissuto una vita abbastanza sedentaria finora. E questa cosa comincia a darmi fastidio. Nell’ ultimo anno me ne sono capitate di cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser (cit.). E in quest’anno molte cose sono cambiate dentro di me. Sento la necessità di pormi degli obiettivi, di rimettermi costantemente in gioco, di correre. La faccenda delle camminate si inquadra proprio in questo processo di cambiamento, ma non mi basta più. Io sono un tipo che cento ne pensa e una ne fa. Il fatto di essere riuscito a portare a termine <<le imprese>> mi ha reso molto contento, perché quell’ unica cosa che ho fatto in un contesto di cento era una cosa che volevo fare davvero. Adesso faccio un passo in più, anzi tanti passi. Dal giorno 2 novembre comincio ad allenarmi per partecipare alla mezza maratona di Trieste, il giorno 2 maggio. Non mi sarebbe mai venuto in mente di parteciparvi, se non fosse stato per la spinta di un mio amico, laureando in scienze motorie, e già preparatore atletico, che mi ha chiesto di fare questa pazzia insieme. Io ho preso quest’opportunità al volo, perché un’altra cosa che ho imparato  in questi dodici mesi è che le occasioni vanno colte subito e non capitano mai a caso. Il mio amico ha già stilato un primo programma di allenamento per le prime due settimane, e so già che sarà quello il periodo più duro, perché lo sconforto e la pigrizia attenteranno sicuramente al mio entusiasmo. Per aiutarmi a superare le mie debolezze ho deciso aggiornerò quotidianamente sul blog i miei allenamenti, in modo da controllarmi ed essere controllato. Sì, perché a voi chiedo di darmi una mano. Se vedrete che comincerò a dare segni di cedimento, spronatemi. Portare a termine quest’ impresa significa che dovrò modificare il mio stile di vita, e probabilmente lo faccio anche per questo motivo. Dovrò andare a coricarmi, e di conseguenza svegliarmi ad orari umani, ridurre al minimo le sbornie infrasettimanali (scusa Angiolina), fare più attenzione a quello che mangio. Non sarà facile, ma so che ce la posso fare. Anche questa volta. 

postato da: Apostolozeno alle ore ottobre 30, 2009 17:19 | link | commenti (12)
categorie: diario di un aspirante maratonet
giovedì, 29 ottobre 2009

in morte di Apostolozeno

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Fatali gli furono quei tre minuti




secondo voi cos'ha fatto Apostolozeno nei suoi ultimi tre minuti di vita?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
postato da: Apostolozeno alle ore ottobre 29, 2009 20:20 | link | commenti (9)
categorie: deliri

LA QUINTA LEGGE DI INTERNET

Capiteranno inevitabilmente dei periodi in cui il web ti provocherà dipendenza.
postato da: Apostolozeno alle ore ottobre 29, 2009 04:22 | link | commenti (2)
categorie: le leggi di internet